Chi me l’ha fatto fare? – Trekking in Montagna per la prima volta

18 Agosto 2016, ore 16.00: esco dalla vasca di acque termali di Valdieri e, lentamente e zoppicando, mi dirigo verso gli spogliatoi. Mentre passo tre uomini seduti intorno ad un tavolino discutono tra di loro. “No, qua le montagne sono basse – dice uno – Non si raggiungono neanche i 2000 metri”. Ne è proprio convinto e i suoi interlocutori sembrano credergli. Non gli rido in faccia solo perché sono troppo provata.

Qualche giorno prima di partire…

Mi aspettavo di passare una tranquilla settimana di Ferragosto a casa. Con gli amici in vacanza avevo in progetto di passare il mio tempo a studiare e ad aggiungere titoli alla mia lista di Netflix, ma all’ultimo ho deciso di fare una pazzia. Ho deciso di aggiungermi al gruppo di amici che partivano per la montagna.
Dietro questa decisione improvvisa, decisamente inusuale per me, c’erano una serie di riflessioni

  1. Non avevo niente di meglio da fare
  2. Non avevo mai passato un weekend in rifugio e l’idea mi sembrava interessante
  3. Quest’anno avevo già provato a viaggiare da sola, quindi mi sembrava un’ottima nuova sfida

Mi preoccupava non essere in forma (sono una nerd e sto davanti al pc per lavoro) e, nonostante un’infanzia e una preadolescenza passata tra l’altopiano di Lavarone e la Val di Fassa, non sapevo cosa aspettarmi, ma sono stata rassicurata. Nessuno, del gruppo in partenza, era esperto di montagna (a parte uno di noi che ci avrebbe fatto da guida) e le camminate erano semplici escursioni.
Per cui ho recuperati un paio di scarponcini da montagna (i miei, dopo dieci anni di onorato servizio, mi avevano lasciato proprio qualche mese prima a Friburgo), un paio di pantaloni da trekking e un pile, ho preparato il mio zaino, seguendo i consigli di vari blogger esperti (per parafrasare Hermione… “Quando in dubbio, vai su Google“)

Il programma era semplice.
Il primo giorno avremmo lasciato le macchine alle Terme di Valdieri e da lì saremmo saliti al Rifugio Questa (3/4 ore di cammino).
Il secondo giorno, dal rifugio, avremmo raggiunto il bivacco di Guiglia, a 2 ore e mezzo di cammino, prima di ritornare di nuovo al Rifugio.
Il terzo e ultimo giorno dal Rifugio saremmo riscesi a valle godendoci una mezza giornata alle terme.

Il primo giorno

La prima cosa che ho notato, salendo verso il rifugio Questa, è stata che non avevo fiato.
La seconda cosa che ho notato, salendo verso il rifugio Questa, è stata che il mio zaino ad ogni passo diventava sempre più pesante.
La terza cosa che ho notato, salendo verso il rifugio Questa, è che ero la più lenta del gruppo.
Il primo giorno è stato piuttosto difficile e la realtà dei fatti ha decisamente cozzato con ciò che mi ero immaginata, non tanto per la fatica o il dolore alle spalle, ma perché mi aspettavo di poter avere del tempo: tempo per godermi i panorami, per poter fotografare (la mia GoProDeiPoveri è rimasta tutto il tempo nello zaino: peso inutile), tempo per godermi l’atmosfera di tranquillità della montagna. Ma era solo il primo giorno ed eravamo partiti tardi e gli zaini erano pesanti e raggiungere il rifugio più in fretta possibile era consigliabile.

L’esperienza del rifugio

Rifugio Questa

Il rifugio Questa

Sono una persona comoda. Mi piacciono gli hotel. Quando giro per Bed and Breakfast cerco solo camere “en suite”, con il bagno in camera. In campeggio ci sono stata solo una volta, affittando una ruolotte e non è un’esperienza che ripeterei volentieri.
L’esperienza del rifugio era quindi la parte che mi interessava di più. Come mi sarei adattata in una camerata condivisa? E il bagno? Non parliamo poi del fatto che, già prima di partire, sapevo che per tre giorni non mi sarei potuta lavare i capelli e non sapevo se sarei riuscita a farmi la doccia (ci sarà l’acqua calda?). Speravo almeno fosse disponibile il bidet.

Il rifugio Questa è una graziosa costruzione. Oltre al nostro gruppo da nove persone, il rifugio ospitava un’altra ventina di persone.
Il nostro gruppo si è diviso in due stanzoni adiacenti da 6 persone ciascune. Avevo pensato di trovare letti a castello, ma non immaginavo che esistessero letti a castello da tre. Io ho scelto il più basso tra tutti: era piuttosto claustrofobico, non potevo stare seduta, ma non avevo paura di cadere. Nella stanza c’era appena spazio per camminare e, con gli zaini, era un delirio.
Per i circa 30 ospiti del rifugio c’era solo due bagni, uno interno ed uno esterno, entrambi alla turca (cosa che ha provocato inizialmente una specie di attacco di panico collettivo in alcuni di noi) (stranamente io ho accettato il fatto abbastanza bene, anche se ogni volta che dovevo accuciarmi per fare la pipì i muscoli delle gambe mi insultavano). L’acqua della doccia era fredda, ma ciò non mi ha impedito di lavarmi (acqua fredda vince sulla voglia di pulirsi). Del bidet, ovviamente, neanche l’ombra.

Eppure, nonostante tutto, l’esperienza rifugio mi è piaciuta. Mi è piaciuto il cameratismo che si è subito formato con gli altri ospiti. Mi è piaciuto vedere che mi sono adattata facilmente e questa cosa mi ha reso orgogliosa di me stessa. I padroni del rifugio sono stati gentilissimi (menzione speciale a Carletto, il cane del rifugio e vera star del viaggio). Il cibo servito era scaldava l’anima: ottimo, abbondante, perfetto in montagna.

Il mio unico problema è stato l’utilizzo del bagno alla mattina. Mi sentivo in colpa ad occupare il bagno per più di due minuti, considerando che fuori c’era la fila.

Il secondo giorno

Il giro al bivacco di Guglia da due ore e mezzo all’andata e due ore e mezzo al ritorno si è trasformato in un giro a cerchio da 6 ore e mezzo totali con con superamento di frana, svalicamento in Francia e circa 1000 metri di dislivello. Personalmente non ero così d’accordo con questo cambiamento di programma. Inoltre sebbene lo zaino fosse più leggero (ho lasciato quasi tutto ciò che avevo in rifugio), sia le mie spalle che le mie gambe erano piuttosto provate dal giorno precedente e sinceramente non sapevo se sarei riuscita a farcela, ma il proprietario del rifugio ci aveva convinto che la gita era fattibile, purché avessimo affrontato la parte della frana in salita e non in discesa. “E’ un percorso che fanno tutti” ha detto, mentendo spudoratamente (c’eravamo noi e un paio di caprioli su quel tratto).
Solo dopo ho scoperto che il giro, in questo modo, era passato da E (escursionismo) a EE (escursionismo esperti).
Come io sia qui a raccontarvi il secondo giorno di questa gita di tre giorni è un mistero, sappiatelo.

Val di Gesso - In direzione del bivacco Guglia

La scalata che ci ha permesso di svalicare in Francia

La prima parte del tragitto, che ci ha portato poi a svalicare in Francia, è stata particolarmente difficile, perché la zona è franata, per cui invece di camminare abbiamo saltellato come stambecchi sulle pietre. Questa parte, personalmente, mi è piaciuta. Era un po’ come camminare sugli scogli. E sono davvero brava a camminare sugli scogli. Il problema è arrivato nell’ultima parte: la zona era franosa. I piedi scivolavano e punti di appoggio non ce ne erano ed eravamo davvero in alto e io soffro di vertigini. Per non farci mancare nulla ad un certo punto una pietra piuttosto grossa (forse si poteva definire masso) si è spostata di circa 50 centimetri, mentre alcuni di noi stavano passando. Questo mi ha preoccupato non poco. Per altro io ero l’ultima di fila a questo punto e quindi…
Arrivati in cima però la soddisfazione è stata enorme ed ero felice, perché ho pensato che il peggio era passato. Povera stolta. Non sapevo ancora a cosa sarei andata incontro.

Dopo una discesa scoscesa ma fattibile, ci siamo fermati al lago nero per mangiare, prima di riprendere il cammino. Avevamo ancora circa 4 ore di cammino di fronte a noi, ma eravamo di buon umore, perché, come detto, il peggio era passato e ora ci sarebbero state soprattutto discese e passaggi in piano e sì, qualche salita, ma poca roba. A ripensarci adesso, a mettere nero su bianco queste parole, non so se ridere o incazzarmi.
Di salita ce ne erano ancora parecchia e io avevo ancora problemi di mancanza di fiato, di muscoli che facevano male, di essere la più lenta del gruppo. Dopo un’altra salita impegnativa, ho avuto il primo tracollo. Ad un passo dalle lacrime, ho deciso che incazzarmi era la soluzione migliore del momento, per cui ho gridato contro due membri del gruppo (solo due perché con gli altri ci conosciamo da poco e non ho ancora abbastanza confidenza per poter sparare vaffanculi random).

Nel frattempo il cielo diventava sempre più scuro.

Alle 16 abbiamo finalmente raggiunto il bivacco Guglia ed è stato il quel momento che è iniziato a piovere. I muscoli mi facevano male, i piedi mi facevano male, non avevo più fiato e fermarsi non era possibile. Mancavano due ore e mezza di cammino per arrivare al rifugio ed è stato qui che ho avuto il secondo tracollo. A questo punto ero incazzata sì, ma con me stessa che avevo deciso di partire, e avevo paura, non della pioggia o del temporale, ma di non riuscire ad arrivare al rifugio, di essere un peso per i miei compagni… ho cominciato a piangere. E ho continuato per le due ore e mezza successive di tragitto, sussurrando parolacce in inglese sperando di distrarmi da tutto ciò che mi faceva male.
Aiutata dall’esperto del gruppo che ha portato il mio zaino per due ore di tragitto (Derek, ti devo una pizza) sono riuscita a raggiungere il rifugio alle 18.30 dove mi aspettava una doccia fredda, un tè caldo e la cena.

Trekking in montagna per la prima volta

L’attività del secondo giorno come misurata dal mio braccialetto fitness

Un gruppo di amici in vacanza è come un manipolo di soldati spedito in guerra: possono diventare eroi o carne da macello. Una cosa è certa, se torneranno a casa, saranno pieni di medaglie o cicatrici – Che ne sarà di noi

Il terzo giorno

Sveglia presto, colazione abbondante, ultime foto al rifugio e siamo partiti in direzione Terme di Vinadio. Il problema maggiore il terzo giorno erano le ginocchia: le discese veloci sotto la pioggia del giorno prima mi facevano pagare pegno.

Rifugio Questa - Vista

La vista dal Rifugio Questa la mattina del terzo giorno

Ho iniziato a scendere. Ho retto il passo per un po’, ma poi sono rimasta indietro. Di nuovo. Avevo provato di tutto in quei giorni per essere più veloce, per “soffrire” meno, tranne una cosa: la musica. Solitamente la musica mi da carica. Ho preso il cellulare, ho aperto Spotify (grazie al cielo per Spotify Premium e le playlist offline) e ho messo su “Ossessioni del momento“: era ciò di cui avevo bisogno. Sapevo che era l’ultimo giorno, sapevo che da lì a due ore di cammino (con pausa pranzo nel mezzo) sarei stata alle terme e sapevo che il giorno dopo sarei stata a casa a smistare email, quindi non mi importava più niente. Ho messo su la musica e ho iniziato a camminare, veloce. Per la prima volta in tre giorni ho lasciato indietro il gruppo e sono stata la prima.
Ad un passo dall’obiettivo, le terme di Valdieri, ho cantato ad alta voce “With every broken bones, I swear I lived“. Un’esperienza piuttosto catartica. Non mi importava che la gente mi sentisse.

Terme di Valdieri e HD da Ivan

Abbiamo speso 15 euro per stare a mollo un’ora e mezza in una piscina, piccola, di acqua calda termale. Non c’era praticamente altro alla terme di Valdieri. Che ci hanno deluso enormemente. Nonostante restare un’ora a mollo in una vasca di acqua calda sia stato piacevole per i miei muscoli, non mi sento di consigliare le terme di Valdieri.

Una volta ripartiti dalle Terme ci aspettava ancora una pausa. Ci hanno consigliato la braceria HD da Ivan, vicino a Mondovì, che il giovedì offre “Carne no stop” a 20 Euro, bevande escluse. Dopo tre giorni in montagna, ci voleva un momento per fare un pieno di proteine. L’atmosfera da HD da Ivan era ottima, non solo per il buon cibo, ma anche perché i sentimenti di disperazione e angoscia si erano trasformati in ricordi divertenti.

La Morale: Cosa ho imparato in questi tre giorni

  • Ho ripetuto “Ma chi me l’ha fatto fare?” almeno 5000 volte. Al minuto. Non ho ancora trovato una risposta
  • Il fatto che il terzo giorno sia riuscita a muovermi è un miracolo
  • Non ho avuto crampi
  • Ho avuto paura di morire solo due volte
  • Ho tre bolle sui piedi, di cui una che è esplosa e fa malissimo. Non riesco ad indossare nient’altro che infradito
  • Ho visto due marmotte
  • Al nostro ritorno al rifugio, il secondo giorno, abbiamo scoperto che eravamo diventati delle celebrità. Tutti parlavano di noi. Questo mi ha reso particolarmente orgogliosa del gruppo dei nove (la compagnia dell’anello) (non mi farò un tatuaggio però per celebrare questa cosa)

E per finire… lo rifarò?
Camminerò in montagna ma lo farò in modo differente. Non voglio fare passeggiate per fare passeggiate. Voglio fare foto, fermarmi a guardare il panorama, a respirare. Voglio godermela. Sennò chi me lo fa fare?

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Acrossnowhere

Genova a Acrossnowhere
Nel 1999 mi hanno regalato un computer e una connessione ad internet e la mia vita è cambiata. Per lavoro mi occupo di SEO e Social Media Marketing. Nel mio tempo libero faccio la nerd e scrivo.

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