Coming out day – Non c’è un modo giusto per fare coming out

L’11 Ottobre è la giornata del Coming Out. E’ una giornata in cui si alza la consapevolezza sui diritti LGBTQ+. La giornata del Coming Out si celebra negli Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito. In Italia non c’è, ma secondo me è una di quelle cose che potremmo effettivamente importare, soprattutto perché l’omofobia è ancora un grosso problema.
A prescindere dal significato politico del “coming out”, fare coming out potrebbe essere una buona idea in generale, ma ci sono alcune cose da sapere prima di uscire allo scoperto. Parliamone.

Coming out vs Outing

Prima di tutto voglio spiegare la differenza tra Coming Out e Outing. Sono due cose molto differenti con diverse conseguenze. In un coming out l’azione è propositiva, è la persona che, nei suoi tempi e nei suoi modi, decide di raccontare qualcosa di sé a qualcun altro. In un outing è invece una terza persona che si incarica di dare informazioni su un’altra. L’outing è un qualcosa di sbagliato. Una persona deve essere libera da pressioni esterne per fare il coming out. Per fare coming out bisogna essere pronti. E a tal proposito…

Sei pronto a fare coming out?

Non bisogna affrettare il processo. Bisogna essere pronti. Essere pronti significa essere mentalmente in un momento giusto per farlo. Questo è qualcosa che si deve sentire dentro.
Essere pronti psicologicamente non basta purtroppo. Bisogna anche essere pronti ad affrontare le conseguenze di un coming out. Sebbene siano stati fatti grossi progressi, ancora non c’è una completa accettazione delle persone LGBTQ+. Ci sono dei rischi nel fare coming out. C’è il rischio di perdere affetti. C’è il rischio di ritrovarsi fuori di casa. C’è purtroppo il rischio di violenza fisica.
Una delle cose che voglio sottolineare in questo post è che se le persone non accettano il tuo coming out, la colpa non è tua. E’ una loro perdita. Non la tua. Non hai colpa. Hai il diritto di essere felice.
E non c’è nessun problema ad aspettare di fare coming out per essere in una posizione sicura.

Il coming out è un processo infinito

Okay, hai fatto coming out. E adesso? E adesso va rifatto. E ancora. E ancora. E ancora. Viviamo in una realtà eteronormativa, per cui sei etero a meno che non differentemente dichiarato. Come persone viviamo in diversi ambienti e interagiamo con diversi gruppi di persone. C’è la famiglia, gli amici di tutta una vita, gli amici della palestra, i parenti, i colleghi, i vicini di casa… non si farà coming out con tutti, ma di sicuro il coming out non è un processo che inizia e finisce, ma qualcosa che continua e può continuare per tutta la vita

Il futuro

Josh Hutcherson, l’attore che ha interpretato “Peeta” nella saga di Hunger Games, nel 2012 ha vinto un award da Glaad (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation) e il suo discorso è stato che un giorno vorrebbe che i termini “gay” e “lesbica” fossero un qualcosa del passato.
“Un giorno vorrei che mio figlio venisse a casa e mi dicesse “ho incontrato questo ragazzo e lo amo”. Sì, lo ami e questo va bene” dice Josh durante il suo discorso di accettazione.

Il futuro di Josh mi piace, ma devo anche riconosce l’importante dei termini, perché è giusto, per chi vuole, riconoscersi in un gruppo. Senza contare che molte parole hanno una storia che non bisogna dimenticare.

Buon coming out day a tutti.
Siate felici, siate liberi, ma restate al sicuro.

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Acrossnowhere

Genova a Acrossnowhere
Nel 1999 mi hanno regalato un computer e una connessione ad internet e la mia vita è cambiata. Per lavoro mi occupo di SEO e Social Media Marketing. Nel mio tempo libero faccio la nerd e scrivo.

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